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I Have a Tale to Tell- Saper(si) Raccontare

Prima di raccontare, osserva. Prima di comunicare qualcosa agli altri con immagini e parole, fai in modo che quelle immagini e quelle parole ti suonino familiari. Prima di muovere la fantasia, afferra le cose che hai intorno.

Gianni Amelio

La comunicazione, e più precisamente il racconto, è ciò che ci accompagna da sempre nell’evoluzione della specie.

È stato per migliaia di anni l’unico strumento a disposizione dell’uomo per tramandare cultura, usi e costumi della specie.
Prima ancora che i Sumeri inventassero la scrittura, nel 3400 a.C., il racconto -orale o con raffigurazioni visive- , era l’unico mezzo per tramandare la memoria e tutto il sapere posseduto dalla nostra specie.

Se provo ad immaginare che i miei nonni non mi avessero raccontato la loro vita e quella dei miei genitori da bambini, mi vengono i brividi perché so che avrei perso una parte importantissima della memoria della mia famiglia, e quindi della mia identità.

Raccontare significa costruire un’ identità condivisa.

Quando raccontiamo ciò che ci succede stiamo dicendo qualcosa che parla di noi, di chi siamo, cosa facciamo, come lo facciamo e perché.

Ma c’è molto, molto di più…

Quando parliamo possiamo:

  • parlare agli altri, se vogliamo comunicare qualcosa che non preveda la ricezione di un feedback. Ad esempio dare una comunicazione di servizio come succede nelle Stazioni mentre si aspettano i treni;
  • parlare con gli altri, se intendiamo avviare una conversazione e quindi ricevere a nostra volta delle informazioni. Per esempio quando chiediamo delle informazioni o facciamo delle domande a qualcuno e ci aspettiamo una risposta, oppure quando facciamo due chiacchiere coi nostri amici;
  • parlare per gli altri, come quando in sessione di orientamento prima ascoltiamo i bisogni del nostro interlocutore, dopo cerchiamo di capire quali sono le sue priorità, i suoi bisogni, obiettivi, valori e sogni e solo alla fine parliamo per aiutarli a trovare da soli il metodo, la strada e la consapevolezza. O come quando diamo un consiglio ad un amico

Durante le consulenze di orientamento al lavoro, di revisione dei curricula e delle lettere di presentazione, di scrittura dei testi da proporre nella creazione della propria videopresentazione, ma anche quando si cerca di costruire la rete di contatti e di proporre una candidatura spontanea, uno dei tasselli della ‘consapevolezza’ è senza dubbio la capacità di saper(si) raccontare.

Molti direbbero “sapersi vendere”, ma a noi non piace questo approccio: la vendita è una transazione che si conclude col passaggio di denaro.

Il racconto è un modo di parlare di sé che aiuta a farci conoscere, ma non finisce col finire della frase: sapersi raccontare significa gettare un semino nel terreno dell’interlocutore, ma allo stesso tempo essere un terreno in cui far attecchire il semino gettato dal nostro interlocutore. Significa creare relazioni sane basate sulla fiducia.

Sapersi raccontare non è nemmeno sapersi presentare: va molto oltre! La presentazione è come una vetrina che rimane lì immutata nel tempo finché qualcuno non la cambia.

Invece quando ci si racconta si sta automaticamente includendo l’interlocutore in uno scambio: si parla e si ascolta. Si da e si riceve, si crea un’esperienza condivisa che faccia crescere tutti.
Se vuoi curare bene l’abilità di una buona capacità comunicativa, inizia dal racconto. Impara a raccontare te stesso, impara a raccontare te stessa!

Le storie contano

Ti tornerà utile sia nel quotidiano che nel mondo del lavoro.
Perché, lo diciamo sempre, il lavoro è in fin dei conti una relazione umana prima di tutto!

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